Il nuovo Piano europeo per l’edilizia abitativa accessibile segna un passaggio cruciale per il futuro delle politiche abitative in Europa. Presentato lo scorso dicembre, il piano mira a rispondere a una crisi sempre più profonda, caratterizzata da un crescente divario tra domanda e offerta e da un fabbisogno di investimenti stimato in centinaia di miliardi di euro.
Di questi temi si è discusso durante il primo webinar internazionale organizzato nell’ambito di Netco2.0 in collaborazione con urbaMonde, che ha riunito istituzioni europee, amministrazioni locali e attori del settore per riflettere sul contributo dell’abitare collaborativo alle sfide contemporanee.
Tra i principali relatori, Grzegorz Gajewski, membro della Task Force per l’edilizia abitativa della Commissione europea, ha illustrato gli obiettivi e le opportunità del nuovo piano, sottolineando l’urgenza di affrontare il deficit di investimenti e di rafforzare il ruolo delle città.
Accanto a lui, Sorcha Edwards, segretaria generale di Housing Europe, ha evidenziato il valore crescente degli approcci guidati dalla comunità, tra cui cooperative e Community Land Trust, nel garantire soluzioni abitative accessibili, resilienti e socialmente innovative.
Il webinar ha inoltre dato spazio a esperienze concrete di amministrazioni locali e reti europee: rappresentanti della Città di Amsterdam (Paesi Bassi), del Comune di Bologna e del Municipio di Manresa (Spagna) hanno condiviso progetti e politiche in corso, mentre organizzazioni come Sostre Cívic e la European Community Land Trust Network hanno portato la prospettiva degli attori collaborativi.
Tra i casi, Bologna rappresenta un esempio di integrazione dell’abitare collaborativo nelle politiche urbane. L’intervento di Silvia Calastri, responsabile del Settore delle Politiche Abitative del Comune, ha illustrato un sistema articolato che combina politiche tradizionali e innovazione. Attualmente la città dispone di circa 12.000 alloggi destinati alle fasce più vulnerabili, ma negli ultimi anni ha ampliato le proprie strategie includendo anche il cosiddetto “gruppo intermedio”, spesso escluso sia dal mercato libero sia dall’edilizia pubblica.
Il primo progetto di cohousing, Porto 15, avviato nel 2017, ha coinvolto giovani tra i 18 e i 35 anni con redditi medio-bassi, aprendo la strada a una serie di iniziative successive. Tra queste, Salus Space rappresenta un modello particolarmente innovativo, che unisce residenza, servizi, spazi di lavoro e socialità in un’unica struttura.
Altri interventi, come Fioravanti 24, realizzato recuperando un ex mercato, e il progetto di via XXI Aprile, evidenziano l’attenzione al mix sociale, includendo categorie diverse come persone con disabilità, rifugiati, anziani e giovani coppie.
Infine, esperienze come Barontini, basata su un modello di solidarity housing, e i progetti in sviluppo come Capo di Lucca, mostrano inoltre la capacità della città di intervenire anche in aree soggette a pressione turistica. Particolarmente significativo è infine il recupero di Villa Celestina, bene confiscato alla criminalità organizzata e destinato a finalità sociali.
Come sottolineato da Grzegorz Gajewski, la sfida non riguarda solo la disponibilità di risorse, ma la capacità di orientarle verso modelli efficaci. In questo senso, gli approcci collaborativi si configurano come veri e propri motori di cambiamento sistemico, capaci di rafforzare la cooperazione tra istituzioni e comunità e di rispondere in modo innovativo alle trasformazioni sociali ed economiche in atto.
Ultimo aggiornamento: venerdì 17 aprile 2026